Pensioni, militare e laurea non contano più per i 40 anni di anzianità

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Pensioni, militare e laurea non contano più per i 40 anni di anzianità

Messaggio Da angy il Mar Ago 30, 2011 9:50 am

Pensioni, militare e laurea non contano più per i 40 anni di anzianità




ROMA – Gli anni del militare e della laurea non conteranno più per arrivare al fatidico tetto dei 40 anni di anzianità. I lavoratori però hanno pagato fior di soldi che almeno nell’assegno verranno conteggiati.

L’ultima sorpresa targata manovra arriva con una legnata sulle pensioni. Così dal 2012 per il pensionamento di anzianità serviranno 40 anni di lavoro effettivi, senza considerare gli anni passati sui libri o sotto le armi.

Nel calcolo dell’importo dell’assegno previdenziale e anche per il raggiungimento del requisito anagrafico per le uscite anticipate (quelle con quota 96 e dal 2013 con quota 97), naja e laurea verranno presi in considerazione.

Dopo che finalmente è stata raggiunta l’intesa al vertice di Arcore Bossi-Berlusconi è stato snocciolato questo emendamento alla cura anti-deficit che arriva in commissione Bilancio al Senato.

Stando ai conti del governo, con questa misura dovrebbero essere risparmiati circa 500 milioni nel 2013 e un altro miliardo nel 2014 per un totale di 1,5 miliardi. Così dovranno rassegnarsi anche quelli che hanno riscattato già la laurea e il servizio militare e non sono andati ancora in pensione.

L’ultima stangata ha fatto storcere il naso a migliaia di persone, fra tutti anche i medici che di anni fra aule di università e corsie di ospedale ne hanno passati almeno dieci. ”Determinerà proprio nei confronti dei medici il maggior taglio che oscilla tra i dieci e i dodici anni, considerando che ai sei anni per la laurea vanno aggiunti dai quattro ai sei anni per la specializzazione”, ha commentato il segretario nazionale FPCGIL Medici Massimo Cozza che giudica il provvedimento ”inaccettabile”.

La specializzazione, continua Cozza, ”è peraltro svolta in gran parte da attività lavorativa anche se con tutoraggio, che colpisce in primo luogo i medici ma anche tutti professionisti laureati nella sanità e nel pubblico impiego. Un’altra ragione in piu’ – conclude – per la mobilitazione dei medici, e per la partecipazione allo sciopero generale della Cgil del 6 settembre”.

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